Psicologa Psicoterapeuta

Psicologia clinica e Psicoterapia, Studio dell'Ipnosi, Disturbi del sonno, Ansia, Attacchi di panico, Disagio, Depressione, Crisi, Bambini, Adolescenti, Adulti, Separazioni

L'ipnosi e la psicoterapia ipnotica oggi

Proviamo a riassumere l'attuale concetto di ipnosi in due parole:
si tratta di un mezzo di comunicazione, cioè di una situazione che si applica tra due persone in cui la comunicazione verbale assume un ruolo diverso e più profondo ed il piano su cui si interagisce non è quello della comunicazione oggettiva, bensì quello più intimo e familiare dell'inconscio. Per raggiungere la profondità di interazione desiderata è importante partire da quello che si chiama distacco dell'attenzione, uno spostamento dell'attenzione dell'ipnotizzando dalla realtà circostante che lo porta a toccare una sfera più ristretta e personale. Questo è il primo passo del percorso di lavoro con l'ipnosi ed è fondamentale per rafforzare lo stato di concentrazione del soggetto; si tratta di una situazione facile da creare perché tutti la proviamo quando stiamo per addormentarci, anche se poi la trance si discosta dal sonno fisiologico, perché si tratta di uno stato alterato di coscienza; quindi si è consapevoli di quello che c'è intorno, ma l'attenzione è tutta rivolta alle proprie sensazioni e non a quelle che ci circondano e ci distraggono dalla nostra interiorità.
Il denominatore comune degli innumerevoli metodi per indurre la trance ha l'obiettivo più o meno riconosciuto ed intenzionale di restringere il campo della coscienza del soggetto attraverso una perdita di significato degli stimoli esterni, l'unico punto di contatto con la realtà da cui ci si allontana alla fine sono le parole dell'ipnotista. Per questo motivo l'ipnosi non può essere attribuita ad uno solo dei partecipanti ma è un'interazione attiva tra ipnotista e soggetto.

Per chiarire l'evoluzione del concetto di ipnosi e capire il ruolo del terapeuta e quello del soggetto partiamo dalla definizione di Milton Erickson, medico e psichiatra statunitense, maggior esperto dell'ipnosi moderna. Per Erickson l'ipnosi è una componente comunicazionale naturale del ruolo terapeutico, si parte dal concetto antico di ipnosi, strumento teorizzato ed utilizzato da Freud, in cui il linguaggio è diretto ed autoritario e lascia poco spazio all'interazione paziente – terapeuta. Si assiste ad una trasformazione delle parole utilizzate nella trance in qualcosa di intimo e familiare non direttivo ma persuasivo, non autoritario ma comprensivo. Importante in questo passaggio sottolineare che l'aspetto comunicazionale è dovuto soprattutto a quello che Erickson definisce rapport terapeuta – paziente.

Cos'è il rapport? Si tratta di una particolare situazione di fiducia, comprensione ed empatia che deve nascere spontaneamente dall'incontro tra ipnotista e soggetto. Rappresenta uno stato di armonia, in cui la persona concede fiducia al conduttore, al  punto da permettergli di guidarlo e motivarlo ad esplorare il proprio inconscio.

E' un concetto molto simile al transfert psicoanalitico, il quale considera questa carica affettiva, in senso sia positivo che negativo, che passa dall'operatore al paziente e viceversa, la parte vitale del processo terapeutico. Un passo successivo è stato fatto da uno psicoterapeuta tedesco nel 2004, Peter ha ipotizzato che il modello di influenza terapeutica che ho appena descritto andasse oltre e diventasse una vera unità terapeutica terza, in aggiunta a terapeuta e paziente; l'ha chiamata tertium terapeutico. Questa alleanza terapeutica secondo Peter è il vero guaritore, con la partecipazione dell'operatore che stimolandola con le parole trasforma la comunicazione ipnotica in un processo di autoguarigione.

Altro concetto di fondamentale importanza nel percorso della conoscenza della psicoterapia ipnotica è quello di inconscio, che per Erickson è il luogo dove sono contenute le risorse di un individuo, si tratta quindi di un riferimento stabile e ben definito. Il linguaggio che un terapeuta deve utilizzare per raggiungere tale luogo deve essere “simile al sogno” cioè esprimere in modo creativo e fantastico idee che racchiudano progetti pragmatici e logici.
Facendo un passo verso i giorni nostri e rifacendomi alla corrente che mi appartiene, quella della psicoterapia ipnotica neo – ericksoniana, possiamo riassumere i concetti base dicendo che:
la trance è un fenomeno naturale che si genera nel paziente con l'intervento ed il supporto del terapeuta, in modo però da rappresentare una modalità individuale, propria del paziente. La condotta del terapeuta nel processo di induzione ipnotica, una volta avute dal soggetto notizie sufficienti per stabilire il rapport, è volta a chiarire i dubbi e capire gli obiettivi del paziente e mai imporre i propri. Nel processo terapeutico il lavoro viene svolto essenzialmente dal paziente, il terapeuta è un compagno di viaggio affidabile e sempre presente nel momento del bisogno.

Lo strumento principale utilizzato nella trance ipnotica, per facilitare la comunicazione con la parte inconscia, è la metafora, che altro non è che una figura retorica che trasferisce ad un oggetto il nome proprio di un altro, secondo un rapporto di analogia tra essi. Il riferimento della metafora deve essere semplice ed intuitivo, e l'origine spontanea e discorsiva, quindi facilmente intellegibile per il paziente che deve sentirsela come propria.
Per questo motivo all'interno di una induzione lo psicoterapeuta neo – ericksoniano ripropone in forma metaforica frasi e concetti che il paziente ha esplicitato durante la verbalizzazione, in modo che solo l'inconscio possa interpretarli direttamente, mentre la parte razionale del soggetto non può capirli. Questa azione è favorita dalla situazione che si viene a creare in uno stato di trance, cioè dall'abbassamento dell'attività dell'emisfero cerebrale che è maggiormente interessato dalla logica e di contro dalla maggiore partecipazione dell'emisfero emozionale. Le parole ed il significato che introducono all'inizio la metafora vengono prodotte dall'area razionale in cui si trovano all'inizio, e poi lentamente e forse anche disordinatamente attraverso la verbalizzazione si spostano verso l'area emozionale. Per chiarire, la verbalizzazione è un discorso allegorico, più descrittivo che emozionale, in cui la comunicazione è enfatizzata ma ancora diretta, e quindi rivolta alla parte razionale del soggetto.
E' importante che la verbalizzazione sia semplice da costruire e permetta al paziente di comprendere sia di cosa si sta parlando che il tipo di linguaggio usato, i contenuti sono infatti di valenza universale e non specifici.
Una volta che il paziente ha compreso il percorso tracciato con il terapeuta allora ci si può spingere più in profondità e parlare alla parte emozionale e più familiare attraverso le metafore, che al contrario sono particolari e specifiche, e non contengono messaggi standardizzati ma sono costruite estemporaneamente dal terapeuta in relazione alla situazione discussa con il paziente.
Il processo di guarigione quindi passa dalla mente razionale a quella inconscia e di nuovo a quella razionale attraverso la trance ipnotica che è per il paziente produttrice e motrice di fenomenologia immaginativa. L'immagine mentale ha un ruolo specifico nel processo terapeutico ipnotico in quanto le immagini vissute non sono necessariamente né letteralmente quelle suggerite dall'operatore ma di fatto sono guida e supporto del paziente e attraverso di esse il paziente può riassociare e riorganizzare gli aspetti confusi dell'esperienza psicologica.

Gli utilizzi dell'ipnosi in senso moderno sono molteplici e versatili, certo non si può parlare di imprese miracolose o di grandi dannosità causate da ipnosi da circo, esiste un'area sufficientemente vasta, scientifica e pragmatica in cui ci si può muovere con questo strumento che aiuta le persone ma non promette miracoli se non quello di agire più a fondo, là dove la razionalità si ferma. L'importante per chi usa l'ipnosi è di renderla sicura e attenta alle esigenze del paziente, scientifica quanto basta; anche perché dobbiamo sempre ricordare le parole di Erickson: “fare ipnosi è pur sempre un'arte”, quindi un corretto equilibrio tra scienza e arte presente nel cervello di ciascuno di noi può essere garanzia di obiettività da parte di chi utilizza o fruisce di questo particolare strumento.

Vicino ai bambini nell'emergenza

Un'emergenza inevitabilmente produce un cambiamento in tutte le persone che la vivono, sia che ne siano partecipi o semplici spettatori; ed i bambini e gli adolescenti sono quelli di cui dobbiamo preoccuparci di più in entrambi i casi.

IL LUOGO SICURO
Tutte le persone colpite da una crisi, in particolar modo i più piccoli, oltre a dare risposta ai bisogni primari (mangiare e dormire), di un luogo fisico dove ripararsi, hanno bisogno di un luogo affettivo dove rifugiarsi e riprendersi. Deve essere un luogo sicuro dove sentirsi tranquilli a tal punto da permettersi di attivare strategie per affrontare la nuova realtà e rielaborare i fatti accaduti. In questo luogo deve essere possibile esprimere le emozioni nella forma che ci è più vicina nel momento di crisi e che può essere il grido, il pianto la parola o il silenzio, la scrittura, la drammatizzazione o il gioco. Non dobbiamo spaventarci delle reazioni alle emergenze, ognuno ha il suo modo di affrontare le crisi, quello che è necessario è fornire lo spazio adatto ad accoglierle. Per i più giovani è molto importante ricavare degli spazi fisici, in cui poter stare da soli o con i propri coetanei per ricreare una situazione di stabilità e di routine che li possa aiutare ad esternare, in un luogo che riconoscono come proprio e familiare,le paure e le incertezze legate agli eventi vissuti o al futuro.

LASCIARE IL TEMPO E LO SPAZIO
E' importante lasciare il tempo e lo spazio necessari per poter comprendere e collocare gli eventi e non imporre relazioni e/o richieste che possono essere invadenti e non adeguate per quel contesto emotivo. Spesso si pensa che parlare di un fatto traumatico sia fondamentale per superarlo, ed è certamente vero in alcuni contesti, ma non quando l'emergenza è ancora in atto o non si ha ancora ben chiaro quello che sta accadendo e come si evolverà. I bambini ed i ragazzi poi così abitudinari e legati ad appuntamenti regolari, in situazioni critiche hanno maggiormente bisogno di tempo e spazi di riflessione, il loro lavoro in questi momenti è decisamente più difficoltoso di quanto noi adulti possiamo pensare. I più giovani infatti devono rivedere , riscrivere e rileggere, con competenze diverse a seconda dell'età, i fatti ed essere in grado di farli propri prima di raccontarli sia ai familiari che agli altri. Frequentemente le continue domande sulle loro sensazioni e pensieri non solo infastidiscono i bambini, ma possono anche creare delle situazioni di tensione e di ansia che si vanno ad aggiungere alle paure già vissute peggiorando la condizione del bambino e la rielaborazione dei fatti che con difficoltà sta mettendo in atto.

IL GIOCO
Il gioco è il luogo in cui il bambino esprime le sue fantasie, i suoi desideri e le sue esperienze reali in modo simbolico; è quindi un linguaggio che dobbiamo interpretare, stando attenti a tutti i singoli fattori che lo costituiscono. Come e quanto un bambino ha vissuto un evento tragico rimane nella mente e lascia tracce nel corpo, dobbiamo quindi stare attenti a contrazioni, posture movimenti particolari e anche pensieri, emozioni, fantasie ed immagini che rimangono in sospeso nella mente del bambino, finchè non saranno rielaborate.
"Nel gioco il bambino non si limita a superare la realtà dolorosa; nel gioco egli trova il modo di dominare l'angoscia delle minacce interne proiettandole sul mondo esterno" (M Klein).

ASCOLTO ATTIVO
Le reazioni dopo il disastro sono tutte da considerarsi normali, non dobbiamo giudicare, ma credere a quello che i bambini esprimono, rispettando ed accettando le loro emozioni. E' importante trovare il tempo per ascoltarli, ed il nostro deve essere un ascolto interessato e partecipe , anche se i loro racconti ci possono sembrare strani o inadeguati rispetto alle vicende vissute.
Il nostro compito in questi casi è esserci, il solo fatto di essere presenti e di dare al bambino la possibilità di raccontare o raccontarsi con la modalità che preferisce è il primo passo verso la risoluzione dell'impasse emergenza.

NORMALIZZAZIONE DELLE EMOZIONI
Tutte le emozioni espresse dopo un trauma sono per i ragazzi reali, non dobbiamo né sminuirle né sottovalutarle ma accettarle e far capire loro che non c'è niente di sbagliato nell'avere paura o nel piangere dopo un evento critico, non sono loro ad essere anormali ma è l'evento che è al di fuori della nostra capacità di comprensione. A volte le reazioni che i ragazzi hanno , soprattutto gli adolescenti ci sembrano incomprensibili e fuori luogo, ma come lo sembrano a noi anche a loro stessi risultano estranee e difficili da gestire. Tutto o è molto amplificato o è molto sotto tono, non esistono mezze misure e questo li spaventa, non hanno nemmeno gli strumenti e le conoscenze in situazioni normali è impensabile che le trovino in emergenza; e allora o si bloccano del tutto e aspettano che la situazione intorno sia affrontabile o si agitano e accelerano i pensieri e le emozioni. In ogni caso soffrono e non riescono ad esprimersi, quello che noi possiamo fare è sbloccare la loro posizione, "con ferma dolcezza" ricordando che non sono loro sbagliati e che tutte le reazioni hanno un senso, anche le non reazioni ne hanno uno, e che passato lo sfogo è necessario raccogliere i pezzi e ricostruire quello che è possibile, con i propri tempi e possibilità.

Ho scritto queste righe prima di partire per L'Aquila il 7 aprile 2009, come una sorta di lista di cose da fare, le ho rilette alcuni mesi dopo il mio rientro e le ho arricchite con le idee ed i piccoli accorgimenti sperimentati durante i giorni di campo. Un ringraziamento speciale va a tutte le persone incontrate in quei giorni, che sono un po' in ogni parola di questi consigli.

Bibliografia:

Viviana De Pellegrini, Elvira Venturella Lo zaino: un contenitore per contenere Manuale per bambini nelle situazioni di emergenza Pubblicato dall'associazione Psicologi per i Popoli Val d'Aosta con il patrocinio della Regione 2008
Fabio Sbattella Manuale di Psicologia dell'emergenza Franco Angeli editore

Comunicare con gli adolescenti: quale codice usare?

A volte comunicare con i ragazzi è una fatica notevole per un adulto, ma la stessa cosa è vera anche al contrario.
Le difficoltà che manifestano hanno diverse chiavi di lettura. E' importante, sopratutto quando ci confrontiamo con dei ragazzi, non soffermarsi mai sulla prima spiegazione, "quella di facciata", ma riflettere sul messaggio della comunicazione cercando un punto di vista diverso.
Uno stesso messaggio, o una stessa "reazione" possono essere letti ed avere significati diversi a seconda del momento o del contesto in cui vengono espressi.
Proviamo a riflettere: in che modo parliamo ai nostri figli? E loro come si esprimono con noi?
Le cose che diciamo possono essere comprese in modo diverso in base a:

come vengono dette (tono della voce, umore, stato emotivo....)

quando vengono dette (mattina appena alzati, al ritorno da scuola, la sera a cena...)

dove vengono dette ( a tavola, in presenza di altri, in un colloquio a due...)

Forse più che parlare ai nostri figli, dovremmo imparare ad ascoltarli.
Saper ascoltare è un'esperienza che può portare ad aprire la mente, a trovare nuove idee e a trovare uno scambio che non può fare altro che arricchirci, come persone e come genitori, inoltre ci può far ricordare una cosa importante, che siamo stati adolescenti anche noi e che abbiamo vissuto, in anni non così lontani, le stesse confusioni ed emozioni che i nostri figli vivono adesso.
Durante l'adolescenza spesso si evidenziano forti livelli di tensione e nervosismo, dovuti soprattutto alla maggiore presenza di situazioni di difficoltà, di disagio e di richieste esterne, ad esempio:

i continui impegni scolastici e non,

le elevate aspettative dei genitori e della scuola,

le gratificazioni che sembrano sempre troppo poche rispetto all'impegno profuso.

Quando ci avviciniamo ai nostri figli adolescenti dobbiamo tenere presente che i cambiamenti ed i compiti legati a questa età sono molto impegnativi e con effetti non immediati, ma a lunga durata. I nostri ragazzi infatti sono impegnati a costruire una propria identità, cercare l'indipendenza dalla famiglia e nel contempo inserirsi nel gruppo dei coetanei il tutto nel bel mezzo di tempeste cognitive, emotive ed...ormonali!
Una cosa importante che non dobbiamo dimenticare è che i ragazzi non hanno ancora ben affinato né individuato le strategie efficaci per affrontare la vita adulta e mantengono anche quell'orgoglio, tipico dei bambini per cui non vogliono chiedere aiuti, soprattutto a mamma e papà.
E' quindi importante stare loro vicini, ma ad un passo di distanza, esattamente come già abbiamo fatto quando gli abbiamo insegnato a camminare. Li abbiamo guardati preoccupati muovere i primi passi incerti e traballanti, li abbiamo visti cadere e ci siamo spaventati, ma ci siamo trattenuti dall'aiutarli e li abbiamo incoraggiati a rialzarsi e che soddisfazione vederli di nuovo in piedi, magari non al primo tentativo e nemmeno al secondo ma al terzo si! Così dobbiamo fare anche con i nostri figli adolescenti, guardarli crescere e sperimentarsi, aiutarli quando chiedono il nostro aiuto e limitarci ad osservarli e "curarli" da lontano, la maggior parte delle volte. Così il rapporto e la comunicazione avranno solide basi di fiducia e scambio reciproco.

Domande frequenti

CHI E' E COSA FA LO PSICOLOGO?

La professione di Psicologo comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, il sostegno psicologico, l'abilitazione e la riabilitazione, rivolti alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Lo Psicologo opera nel settore privato (come libero professionista, in strutture sanitarie private e/o convenzionate, in aziende esocietà di consulenza), nel privato sociale (in associazioni, cooperative, fondazioni, ONG) e nel settore pubblico (Aziende anitarie Locali, Ospedali, Comuni, Province, Regioni ed altri Enti locali).


CHI PUO' RIVOLGERSI ALLO PSICOLOGO?

Lo Psicologo è formato e preparato per il primo ascolto, valutazione, diagnosi, orientamento e supporto, riguardo a tutti i disagi e disturbi psicologici, ed è la principale figura di riferimento per tutti coloro che attraversano un momento di difficoltà.
Lo Psicologo è la figura di riferimento professionale anche per tutti coloro che desiderano monitorare e migliorare il proprio benessere psicologico, potendo essere di aiuto nell'ottimizzazione della qualità della vita, nel supporto alle normali crisi di crescita o nell'adattamento agli eventi più significativi (ingresso scolastico, matrimonio, gravidanza, lutto, etc.).
Si possono rivolgere allo Psicologo le persone che desiderano ridurre lo stress relativo alla dimensione lavorativa, comprendere e risolvere i normali conflitti relazionali; inoltre tutti coloro che vogliono aumentare generalmente il senso di consapevolezza riguardo alla loro vita e alla realizzazione di se stessi.
Lo Psicologo può essere di aiuto ad imprenditori e aziende per le problematiche relazionali e organizzative e per la migliore gestione dei gruppi. Un altro ambito di competenza è l'applicazione nello sport e nella preparazione psicofisica degli atleti.


COME SI DIVENTA PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA?

Per svolgere l'attività di Psicoterapia, lo Psicologo deve diplomarsi presso una Scuola di Specializzazione Universitaria oppure presso una Scuola di Specializzazione Privata riconosciuta dal Ministero competente (la cui durata è di almeno quattro anni).
Gli Psicologi-Psicoterapeuti possono svolgere attività di psicoterapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo. Lo Psicologo-Psicoterapeuta non prescrive farmaci, utilizza come strumenti la relazione, l'ascolto e la parola. Esistono differenti approcci in Psicoterapia, da cui derivano alcune differenze nelle modalità di intervento.


CHI SI RIVOLGE ALLO PSICOTERAPEUTA?

Lo Psicoterapeuta, se specializzatosi dopo la laurea in Psicologia, è in grado di offrire tutte le importanti prestazioni dello Psicologo e, tramite la sua formazione specialistica, può intervenire con tecniche particolari e in condizioni particolari (setting) su disturbi psichici anche intensi e cronici; inoltre ha la più adeguata preparazione per il trattamento dei disturbi della personalità. Si possono quindi rivolgere allo Psicoterapeuta persone che soffrono, per esempio, di invalidanti disturbi d'ansia, dell'umore, dell'alimentazione, sessuali etc.
Lo Psicoterapeuta può collaborare con lo psichiatra per la parte psicologica al supporto e al trattamento di disturbi psichiatrici come le psicosi etc.
Lo Psicoterapeuta è un valido aiuto per la risoluzione di eventuali traumi psicologici e per la rimozione degli ostacoli che impediscono la normale espressione della maturità psicologica, sbloccando la crescita dell'individuo.
Generalmente il percorso psicoterapeutico riveste un'importanza fondamentale nella ristrutturazione di se stessi; il rapporto terapeuta-paziente, il luogo e le modalità di svolgimento del trattamento, gli elementi importanti quali la durata e la frequenza degli incontri, nonché l'intimità dei contenuti condivisi, richiedono al paziente un investimento di tempo, serietà, costanza e impegno adeguati al raggiungimento degli obiettivi e alla delicatezza del compito.


CRITERI PER VALUTARE LA PROFESSIONALITA' DI UNO PSICOLOGO/PSICOTERAPEUTA

Iscrizione Albo degli Psicologi: verificabile presso l'Ordine degli Psicologi della Regione di iscrizione oppure sul sito dell'Ordine Nazionale degli Psicologi (www.psy.it).
Iscrizione all'elenco degli Psicologi-Psicoterapeuti (per gli Psicologi che offrono Psicoterapia): verificabile presso l'Ordine degli Psicologi della Regione di iscrizione.
Rispetto delle normative sulla Privacy: lo Psicologo deve far firmare al cliente una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dei dati sensibili ed eventualmente rilasciarne copia.
Richiesta del consenso firmato da parte di chi usufruisce della prestazione di Sostegno Psicologico o di Psicoterapia.
Richiesta del consenso firmato da parte di entrambi i genitori nel caso di prestazioni offerte a minori.
Rispetto delle tariffe massime definite dal tariffario.
Rispetto del Codice Deontologico.
Lo Psicologo non deve avere con le persone con cui lavora relazioni di natura privata che possano interferire con l'attività professionale.
Rispetto del segreto professionale e dei suoi limiti.
Definizione chiara dei compensi e delle regole d'incarico.
Rilascio di documentazione fiscale del pagamento (fattura/ricevuta).
Livello adeguato di preparazione e costante aggiornamento professionale.

COS'E' L'IPNOSI?

L'ipnosi è un fenomeno psicosomatico che coinvolge cioè sia la dimensione fisica, che la dimensione psicologica del soggetto. È una condizione particolare di funzionamento dell'individuo che gli consente di influire sulle proprie condizioni fisiche, psichiche e comportamentali.
Possiamo dire che l'ipnosi non è altro che la manifestazione plastica dell'immaginazione creativa, adeguatamente orientata in una precisa rappresentazione mentale.


QUALI SONO LE POTENZIALITA' DELL'IPNOSI?

Molte sono le potenzialità dell’ipnosi documentate scientificamente. In ipnosi è possibile modificare il vissuto sensoriale; il vissuto di schema corporeo e in particolare è possibile un controllo del dolore. Il soggetto in ipnosi può orientare con facilità la propria introspezione nei diversi settori del suo organismo, può ampliare o ridurre le sensazioni che provengono dall’interno del suo corpo, può alterare i parametri fisiologici avvertibili come il battito cardiaco, il ritmo respiratorio, la temperatura cutanea.


QUALI I SUOI CAMPI DI APPLICAZIONE?

Le fonti più remote, nelle diverse culture, che fanno pensare all'uso dell'ipnosi in ambito terapeutico illustrano tale impiego prevalentemente rivolto al controllo del dolore, quindi come metodica analgesica.
Da quando l'ipnosi è maggiormente conosciuta come modalità particolare del funzionare umano, che può essere tecnicamente controllata da esperti professionisti, è utilizzata in ambito extraterapeutico nello sport e nella ricerca, e in ambito terapeutico nelle diverse specializzazioni della medicina, della psicologia clinica e dell'odontoiatria.
Viene sempre più utilizzata con buoni risultati nel controllo delle emozioni (disturbi d'ansia, attacchi di panico, rabbie, tristezze, e delle dipendenze (alcol, fumo, droghe), attraverso le varie forme di psicoterapia e ipnositerapia. È impiegata in ostetricia nella preparazione e nella conduzione del parto, in odontoiatria nelle varie fobie da studio dentistico e come analgesico, in dermatologia nelle diverse forme di malattie psicosomatiche, e negli ultimi anni anche in oncologia come strumento del sostegno psicologico (quando è impiegata come tecnica di rilassamento) e nella eliminazione degli effetti collaterali alle diverse terapie quali la nausea, il vomito, l'eccessiva stanchezza e ovviamente nella gestione delle diverse emozioni negative.


E I PREGIUDIZI?

Fra i pregiudizi diffusi sull'ipnosi (da cui derivano le riserve di alcuni pazienti) vi è quello secondo cui essa consentirebbe il controllo della mente e la perdita di coscienza. Questa idea, che corrisponde all'immagine dell'ipnosi riportata più frequentemente nella narrativa, nel cinema, nella fiction, e sopratutto in televisione, è fuorviante. Più corretto è dire che l'ipnosi fa vivere al soggetto un'esperienza immaginaria o allucinatoria, senza tuttavia modificarne la personalità (e quindi, per esempio, la volontà o i principi morali).


COS'E' LA PSICOTERAPIA IPNOTICA NEO ERICKSONIANA?

Un procedimento, di carattere indiretto, di modificazione dello stato di coscienza di tipo comunicativo che è indirizzato al trattamento dei disturbi emotivi e della personalità, che viene rafforzata con il richiamo alle risorse ed alla potenzialità conservate nell'inconscio.


QUAL'E' L'APPROCCIO TERAPEUTICO UTILIZZATO?

L'approccio terapeutico ericksoniano non è semplicemente finalizzato alla riduzione del sintomo o alla sua remissione, e l'indirizzarsi alle cause più profonde del disturbo lo caratterizza nei confronti di tutti gli altri impieghi terapeutici dell'ipnosi. La ristrutturazione è la parte consequenziale che completa il cambiamento emotivo e della condotta del paziente in modo persistente.


COS'E' L'INCOSCIO SU CUI L'IPNOSI LAVORA?

ll concetto di Erickson e di diversi altri autori che si sono occupati dell'argomento (Kihlstrom, Barber, Hilgard, Weitzennoffer, Watkins ed altri) considera che in ogni individuo l'inconscio rappresenta il campo ove le risorse del paziente, che siano a lui o ad altri note od ignote, crescono e vengono nutrite. Quegli stessi autori sono del parere che tutto quello che l'individuo ha imparato nella sua esistenza, e particolarmente in certi momenti della vita, viene immagazzinato nei circuiti mnesici per poi teoricamente venir recuperato in momenti ed in contesti differenti per scopi terapeutici (GP.Mosconi).
L'inconscio è considerato di per se stesso una risorsa, ove sono depositate differenti modalità di funzionamento del soggetto terapeuticamente attivabili ed utilizzabili.


COSA ACCADE TRA PAZIENTE ED OPERATORE?

Ogni paziente vive la propria realtà con una varietà e gradualità della comunicazione del proprio malessere secondo un modello personale e lo psicoterapeuta, attraverso la propria empatia, considera e analizza gli elementi di quella realtà come i principali indicatori del suo operare. L'operatore "osserva, ascolta e partecipa" (M. H. Erickson), vale a dire che si pone nel problema e lo condivide.


QUALI SONO GLI ASPETTI PiAa IMPORTANTI NEL CORSO DI UN LAVORO DI PSICOTERAPIA?

L'ascolto, l'osservazione e la comprensione costituiscono gli aspetti più importanti dell'addestramento dello psicoterapeuta ipnotista che deve essere sostenuto essenzialmente dalle sue esperienze ipnotiche personali. Lo psicoterapeuta ipnotista è orientato a sorreggere il proprio paziente più che a guidarlo, affinché attraverso il potenziamento delle sue risorse possa correttamente dirigersi verso la soluzione del problema secondo la scelta che egli stesso ritiene la più attesa e naturale.


COS'E' LA TRANCE IPNOTICA?

La trance ipnotica deve essere considerata un fenomeno naturale e quotidiano tanto da manifestarsi di norma nell'individuo spontaneamente e casualmente anche ogni giorno. Lo sperimentiamo spesso quando siamo talmente concentrati nel fare qualcosa che non ci accorgiamo di quello che ci accade intorno, ad esempio a volte guidando non prestiamo attenzione né alla strada che stiamo percorrendo né alle manovre di guida.


QUAL'E' L'ORIGINALITA' ED IL PUNTO DI FORZA DELLA PSICOTERAPIA IPNOTICA NEOERICKSONIANA?

L'originalità della Psicoterapia ipnotica realizzata con quelle variabili positive di base, come il rapporto, l'empatia, il coinvolgimento, sta nel permettere all'individuo ipnotizzato di richiamare la realtà del suo disagio ed attingere alla ricerca degli elementi immagazzinati nel suo inconscio , per dargli modo di usarli nella maniera corretta.
Perciò risulta come effetto che il terapeuta, in linea di massima, non suggerisce eventuali soluzioni della situazione che causa sofferenza, ma si limita a irrobustire il paziente affinché, con un atto di crescita e di maturità, di responsabilità e d'indipendenza, con il ricorso alle doti possedute e poste nell'inconscio, egli possa realizzare quel comportamento risolutivo che dentro di sé ritiene necessario.

WebLog

Questa mattina...
Questa mattina mi è arrivato un messaggio sul cellulare di una persona che sto vedendo in questi mesi e che più o meno dice così "Ciao, sai che in questi giorni ho scoperto che tante delle mie amiche non sono contente del rapporto con la persona che hanno accanto, sembra un'epidemia diffusa. Che tristezza...". Quanto sono vere queste parole, ho subito pensato e ho anche mentalmente elencato tutte le persone che mi capita di incontrare con queste problematiche. Tante! Ma cosa c'è che non va nei rapporti, che li rende così fragili e difficili da portare avanti? Una risposta giusta non c'è, come non ce n'è una sbagliata. Ognuno di noi sa cosa vuole dal proprio rapporto di coppia e anche cosa non vuole, ma sappiamo cosa vuole il nostro partner? Pensiamo spesso a quello che ci piace, a quello che ci da fastidio, a quello che vorremmo e a quello che abbiamo o che ci manca, ma facciamo la stessa cosa con la persona che ci sta accanto? La mia risposta, suffragata dalle esperienze di questi ultimi anni, è NO! Siamo diventati egoisti, chiariamoci, un po' di sano egoismo ci deve essere, non facciamoci mettere i piedi in testa da nessuno, nemmeno dalla persona amata; ma nella coppia posso dire che siamo diventati fin troppo egoisti, la tendenza in questi tempi è dire: "per prima cosa devo essere felice e soddisfatto io". Bene giusto, ma se si vive in coppia non c'è solo un io, c'è anche un noi, ed è qui che casca l'asino, non possiamo pensare solo all'io e lasciare il noi a chi? all'altro? Non sarebbe equo il peso della gestione della coppia, uno si troverebbe sulle spalle tutto il lavoro e l'altro a rimorchio. Certo ci sono momenti della vita in cui il peso della coppia, per motivi di forza maggiore è sulle spalle di uno dei due, ma si tratta di periodi ben definiti e chiari, sia nei tempi che nelle ragioni, se questi tempi si prolungano dobbiamo avere un occhio di riguardo per la persona che si sta spendendo così tanto, sta dando energia, tempo ed amore al progetto comune, ed anche solo riconoscerlo è importante. Dobbiamo riscoprire il significato della parola amore, troppo abusata, ma dobbiamo farlo con i fatti, non in via teorica! Dobbiamo ricominciare a pensare alla coppia un po' di più come entità unica, e non come unione di due persone distinte. Essere coppia vuol dire andare avanti insieme nelle stessa direzione, con lo stesso passo e con lo stesso obiettivo, e se ci accorgiamo che l'altro è in difficoltà, abbiamo il dovere di fermarci ad aspettarlo e ad aiutarlo, così come chi è in difficoltà ha il dovere di accettare l'aiuto e di sorridere a chi offre disinteressatamente una mano.

L'importanza dell'ascolto
Oggi ho avuto a che fare, e non ho ancora finito, mi aspetta ancora un incontro, con queste meravigliose creature che sono gli adolescenti! Chi non ha mai avuto a che fare con questi strani esseri che una volta erano bambini dolcissimi che ci strappavano un sorriso anche quando ne combinavano una grossa; ed oggi sono dei mostri sempre arrabbiati, attaccati al cellulare o al pc, che comunicano in una lingua strana che noi non riusciamo proprio a decifrare! Ecco oggi ho passato il pomeriggio ascoltando le loro difficoltà e ritrovando dietro le loro domande, a volte molto ingenue, quella vivacità e spontaneità della fanciullezza che ancora non li ha abbandonati. Ma se quando chiudo la porta dello studio e lascio fuori il mondo, li vedo trasformarsi da strane creature arrabbiate e chiuse in teneri fanciulli con tutte le domande che la crescita pone, cosa succede appena riapro la porta e faccio entrare i genitori? Esattamente la trasformazione inversa! Cosa cambia tra lo spazio ed il tempo che trascorro con loro da sola e quello in cui faccio partecipi i genitori? Una cosa molto semplice, la disponibilità e l'ascolto. I ragazzi sanno che per quell'ora io sono a loro disposizione e che loro sono la mia priorità in quel tempo. Molti mi dicono di soffrire perchè non hanno modo di parlare con i loro genitori, perchè non hanno un po' di tempo per chiacchierare, per creare quella sensazione di presenza e di comprensione che permette poi di poter affrontare anche discussioni più difficili. E' importante ritagliarsi uno spazio, anche piccolo, comprendo benissimo le difficoltà di un genitore che deve gestire casa, lavoro e figli, ma non è necessario fare grandi cose, a volte bastano cinque minuti di partecipazione vera alla vita dei nostri figli, per rompere un muro di silenzio! La cosa importante è far capire loro che in quel momento noi siamo tutti per loro. Quando ho capito quanto era importante questa cosa della totale disponibilità nei confronti di un ragazzino? E' stato il primo ragazzo che ho seguito, che un giorno quando mi è suonato il cellulare durante la sua ora, ha immediatamente smesso di parlare e aspettava che io rispondessi, quando ho spento il telefono dicendogli che in quell'ora la mia attenzione era solo per lui, mi ha ripagato con il più bello dei sorrisi!

L'orchidea
Ieri al supermercato mi sono fatta intenerire da una orchidea in super offerta speciale... il perchè di questa offerta è subito detto: ultima pianta rimasta, foglie rugose ed avvizzite, fiori secchi alcuni già caduti e adagiati all'interno della confezione di plastica, altri ancora attaccati più o meno stabilmente. Alla cassa la faccia stranita della cassiera mi ha confermato che l'acquisto non è sicuramente un affare, ma perchè l'ho comperata allora? Semplice, perchè ho visto oltre le foglie secche e i fiori a penzoloni, ho visto le sue risorse e le sue potenzialità. Infatti appena portata a casa l'ho immersa nell'acqua, ho pulito le foglie e staccato i fiori secchi. Grazie alla reidratazione, alla pulizia ed ad un po' di coccole ecco che le foglie si stanno ravvivando, i fiori superstiti si stanno aprendo, mostrando un bel colore bianco screziato di rosso; un'altra pianta rispetto a quella che ho comperato ieri. Penso che questo lavoro fatto sulla mia ultima orchidea sia esattamente quello che spesso serve alle persone per sentirsi meglio: essere apprezzate, non essere giudicate dall'apparenza, ma essere considerate in relazione alle proprie potenzialità, anche se magari non visibili ad una prima frettolosa occhiata. A volte se ci prendessimo cura un po' di più gli uni degli altri e dessimo un valore non solo ai nostri pregi ma anche a quelli delle persone che ci stanno accanto, ci accorgeremmo di quanto belle siano queste persone e di quanto abbiano da dare a se stesse ma anche a noi. Esattamente come sta facendo la mia orchidea che ad un giorno dall'acquisto(incauto, a parere della cassiera) ha dischiuso tre bellissimi boccioli.

La fragilità
Questa settimana una parola mi è rimbalzata più volte nella mente, nel corso dei miei appuntamenti: FRAGILITA'. Mai come in questi giorni ho riflettuto su questo concetto, quanto siamo fragili noi uomini, quanto ci possono ferire delle parole o degli sguardi. Tutto è nato dalla quantità di coppie che in questo periodo si rivolgono a me, per difficoltà di comunicazione o crisi più in generale. Che strana sensazione assistere ad una scelta di due persone che si sono amate e cercate e che ora non possono nemmeno sopportare di stare nella stessa stanza. Questo nei momenti di rabbia e di estrema difficoltà, ma nei loro occhi oltre allo smarrimento leggo spesso anche la malinconia e la paura, sentimenti che mi fanno pensare che c'è ancora margine di lavoro. Portare avanti un matrimonio, oggi non è una passeggiata, ci vuole amore, un po', tanto sacrificio, un pizzico di follia e tanta tanta comprensione! e cosa più importante di tutte il DIALOGO.